Plastico in sughero

  

(sospiro) Non è facile, vero? pensare che queste voci un tempo sono appartenute a persone in carne e ossa, come me e voi.
Provate a immaginare gli ercolanesi mentre camminano per le strade della città, che qui vedete ricostruita in sughero secondo la fantasia dell’artigiano Raffaele Vitiello (l’ha realizzata nel 2013). Riuscite a vederli? Alcuni si fermano per salutare gli amici, altri comprano frutta secca e salsicce per uno spuntino di metà mattina, fanno acquisti nelle botteghe, attingono acqua alle fontane…
La giovane mamma che ci ha appena parlato, però, viveva a Pompei. Sapete, i pompeiani hanno avuto un destino diverso dagli ercolanesi: sono stati soffocati e sepolti vivi da una nube di gas e cenere finissima. Quando i loro corpi si sono consumati, lasciando solo lo scheletro, nello strato di cenere indurita è rimasto uno spazio vuoto, l’impronta della persona defunta: i tratti del viso, le pieghe dei vestiti… Quel vuoto, riempito con il gesso liquido, forma una statua. Un po’ come le formine che usano i bambini in spiaggia, avete presente? Questa tecnica è stata un’intuizione geniale dell’archeologo Giuseppe Fiorelli che ha realizzato il primo calco nel 1863. Da allora non ci si è più fermati e oramai i calchi sono tantissimi: guardandoli, potete immaginare le sofferenze, le sensazioni, e forse anche i pensieri dei pompeiani nei loro ultimi istanti di vita.
Gli abitanti di Ercolano, invece, uccisi dal calore, sono stati ricoperti da uno strato di detriti vulcanici spesso più di 20 metri! Oggi restano solo i loro scheletri…e le loro storie.
Ma ho parlato abbastanza. È tempo di mostrarvi la città, viaggiando indietro nel tempo fino a un giorno qualsiasi di due millenni fa. Cedo la parola ai miei concittadini: saranno loro a guidarvi, d’ora in poi.

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