Il calco di donna con bambino

  

È successo nel tempo di uno starnuto. Avevo il naso pieno di polvere e cenere: ho chiuso gli occhi per starnutire e non li ho riaperti più. Il respiro bollente del vulcano ci ha avvolti in un istante. Impossibile scappare, impossibile difendersi.
E pensare che ce l’avevamo quasi fatta! Eravamo sopravvissuti alla pioggia di pietre, ai crolli, agli incendi. Camminavamo tra le macerie di una città fantasma. Il rosso e il giallo delle pitture, il blu del mare, il verde dei giardini, i marmi variopinti: ogni colore si era spento insieme alla luce del sole. Il mondo era bianco e grigio, come se di Pompei restassero solo le ossa.
Avremmo tanto voluto correre! Ma le strade si erano trasformate in fiumi di sassi e cenere. La terra, imbizzarrita, sgroppava sotto i nostri piedi come un cavallo selvaggio. Non facevamo altro che scivolare, affondare e inciampare, accecati dalla polvere e scossi dalla tosse. I bambini ci seguivano senza lamentarsi. Si fidavano di noi: gli adulti non piangono, non hanno paura di niente e sanno sempre cosa fare, giusto? Ogni volta che incrociavo gli occhi di mio figlio mi sforzavo di sorridere. Arrancavamo testardi verso la salvezza… ma al vulcano è bastato un soffio per spegnere le nostre vite come fiammelle al vento.
Ho stretto forte la mano del mio bambino. Non c’è stato tempo per le parole. Ma eravamo insieme, e di questo ringrazio gli dei.

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