Cunicoli

  

Ma lo sapete che di Ercolano si era perso perfino il nome?
Oltre al danno, la beffa! Siamo stati sepolti e dimenticati dal mondo per più di 1700 anni. Come si suol dire, lontano dagli occhi, lontano dal cuore…
Nel Medioevo qui sorse l’abitato di Resìna. Nel Cinquecento uno studioso riuscì a localizzare l’antica Herculàneum, ma nessuno poi provò a cercarla davvero. Finché, nel Settecento… una storia incredibile, state a sentire!
Un contadino – Ambrogio Nucerino, detto Enzechetta – stava scavando un pozzo per irrigare il suo orto. Un colpo di piccone, un altro… e il povero Enzechetta si ritrovò nel bel mezzo della scena del teatro di Ercolano! La notizia arrivò alle orecchie di un nobile francese, che comprò il pozzo e si mise a scavare per conto proprio.
Poi, nel 1738, la svolta: re Carlo di Borbone decise di finanziare i primi veri scavi archeologici! Il progetto venne affidato al Genio militare, che impiegò come manodopera soldati, ergastolani, condannati ai lavori forzati e perfino schiavi turchi.
Era un lavoro da minatori, o meglio, da talpe: si procedeva a casaccio, a lume di lanterna, scavando pozzi e cunicoli alti meno di 2 metri e larghi 1 metro al massimo. Un po’ come quelli che state percorrendo. A volte, le esalazioni di gas tossici costringevano gli scavatori a ritirarsi. Un lavoraccio, insomma.
La città antica giaceva sotto una montagna di detriti e cenere compressa, dura come la pietra. Solo nel 1828 si cominciò a scavare a cielo aperto, ma fu a partire dal 1927, sotto la guida dell’archeologo Amedeo Maiuri, che Ercolano tornò davvero a vedere la luce. Si trattò di un’impresa titanica, a cui parteciparono molti abitanti della città moderna. Che nel 1969 ha ripreso il suo nome antico: non più Resìna ma, per tutti, Ercolano.

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